I tempi moderni
I tempi moderni ci hanno abituato alla suturna arte dell'angoscia, del dramma, della lacerazione. Perché? Ai tempi di Poussin la sala di ricevimento si beava di un incontro di Venere con Adone, opere che non pretendevano di essere alloggiate nei musei, ma semplicemente di essere considerate come un magnifico passatempo letterario di giorni felici, da non dimenticare.
La mostra di Serafina Colombo qui a Magenta, mira soltanto a questo obiettivo: costruire un bellissimo intermezzo, da non dimenticare per la vita, di una stagione felice, di incontri memorabili. L'ideale sarebbe che essa fosse la cornice di una musica, che può essere di jazz, popolare oppure classica; che intorno a lei si creasse un interesse manifestato da locandine che fissano l'effimero nella storia.
Non sono molti gli artisti che valgono e che accettano di essere umilmente destinati ad allietare un breve periodo. Questa sopracitata sì. Ella è convinta che bisogna presentare le proprie opere come fatti della vita. Ricorda come in tempi ormai lontani, scrittori come Carlo Bo (oggi senatore a vita) hanno redatto saggi intitolati "letteratura come vita".
L'intenzione era di far uscire le opere d'arte dal circolo chiuso del mercato e delle grandi esposizioni qualificate, di presentare le opere come prodotti del lavoro, fatti con la capacità artigianale del mestiere e toccati, quando capita, dalla grazia.
Ritorniamo almeno al Seicento, quando al temine della guerra degli Ottant'anni, i pittori olandesi delle sette province del Nord che si erano liberate, divennero disponibili per una borghesia che chiedeva soltanto un quadro di arredamento, anche se si proponeva una battaglia navale (memoria storica) come furono quelle di de Vliegher, Vad de Velde, Vroom e Porcellis. Pittori che devono ritornare a fornire opere per arredamento; questo è ciò che si propone quest'artista le cui virtù sono ben note e delle quali, con la mia seppur piccola autorità, datami da decenni di lavoro, mi sento di rispondere
Raffaele De Grada - Maggio 1987 in occasione della personale presso la Casa Giacobbe di Magenta
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